Potatura alberi sul confine: le distanze e i rami del vicino
I rami sporgono, le radici sollevano il vialetto, l’albero fa ombra. Qui trovi che cosa dice la legge, con gli articoli per numero, e che cosa può fare un giardiniere. Se il lavoro serve, chiedi un preventivo gratuito.
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Immagine generataLe misure del codice civile non sono le prime della fila
È il punto che fa sbagliare metà delle discussioni fra vicini, e sta scritto nella prima riga dell’articolo.
Vengono prima il regolamento del Comune e gli usi locali
L’art. 892 del codice civile, al primo comma, dice che le distanze per piantare alberi e siepi sono quelle stabilite dai regolamenti locali e, in mancanza, dagli usi locali. Solo se non esistono né gli uni né gli altri valgono le misure scritte nel codice.
A Bologna il regolamento c’è: il Regolamento del verde pubblico e privato, all’articolo 18, chiede per i nuovi impianti in sostituzione di piante abbattute una distanza minima di 3 metri dal confine, ridotta a 1,5 m per le piante da frutto a sviluppo contenuto, salvo accordi fra le parti dimostrati con scrittura privata registrata.
Quindi le misure qui sotto sono quelle del codice, e servono dove la regola locale non arriva. Il primo posto in cui guardare è sempre il Comune.
A che distanza dal confine, secondo il codice civile
Le barre sono in scala: la lunghezza che vedi è la distanza vera. Si misura dalla linea di confine alla base esterna del tronco.
- Viti, arbusti, siepi vive, piante da frutto Solo se restano sotto i due metri e mezzo di altezza.
- Siepi di ontano, castagno o simili Quelle che si recidono periodicamente vicino al ceppo.
- Alberi non di alto fusto Chi ha il fusto che si ramifica a poca altezza da terra.
- Siepi di robinie Hanno una misura propria nel codice.
- Alberi di alto fusto Ed è anche la misura che il Comune di Bologna chiede per i nuovi impianti.
Art. 892 del codice civile. Il caso del muro: se sul confine c’è un muro divisorio, le distanze non si osservano, purché le piante non superino l’altezza del muro.
Che cosa puoi fare da solo e che cosa devi chiedere
Non sono la stessa cosa, e il codice le tratta in modo diverso nella stessa riga. È l’errore più comune che si legge in rete.
I rami che sporgono
Puoi costringere il vicino a tagliarli, in qualunque momento. Non puoi tagliarli tu. Il diritto non si perde col tempo: anche se quei rami sono lì da vent’anni, la richiesta resta valida.Le radici che entrano
Puoi tagliarle tu stesso, senza chiedere niente a nessuno. La legge distingue proprio qui: sulle radici agisci, sui rami chiedi. Resta il buon senso: una radice tagliata male può far cadere l’albero, e allora il problema diventa tuo.I frutti che cadono
Sono di chi possiede il terreno su cui cadono, se cadono da soli. Vale per i frutti caduti naturalmente. Se gli usi locali dicono il contrario, valgono quelli.
Art. 896 del codice civile, primo e secondo comma. In entrambi i casi restano fermi i regolamenti e gli usi locali. Il diritto di far tagliare i rami si può esercitare in qualunque tempo: non si perde perché sono passati anni.
In questa storia, dove entra un giardiniere?
Il lavoro sulle piante è suo. Il resto no, e vale la pena dirlo subito.
- Taglia i rami che sporgono Quando il vicino acconsente o ha già deciso di farlo, il taglio lo esegue un professionista con l’attrezzatura giusta.
- Riduce la chioma che fa ombra Una potatura di contenimento fatta bene toglie il problema senza rovinare la pianta. A Bologna la straordinaria vuole l’autorizzazione.
- Toglie o sposta una pianta troppo vicina Se la distanza non è rispettata e si decide di rimediare, l’estirpazione o il reimpianto sono un lavoro da giardiniere.
- Non fa l’avvocato Su questa pagina trovi gli articoli di legge con il loro numero, così puoi leggerli. Il parere su un caso specifico lo dà chi fa quel mestiere.
- Non fa il perito Se serve una relazione firmata sulla stabilità di un albero, quella è un’altra cosa e la firma un professionista abilitato.
Immagine generataSe il problema si risolve con un intervento
Qui ci sono i prezzi e come funziona il lavoro.
Domande frequenti sugli alberi al confine
Prima di tutto si guarda il regolamento del Comune: l’art. 892 del codice civile dice che vengono prima i regolamenti locali e, in mancanza, gli usi locali. A Bologna il regolamento c’è e per i nuovi impianti in sostituzione di piante abbattute chiede 3 metri dal confine, ridotti a 1,5 m per le piante da frutto a sviluppo contenuto. Solo dove non c’è una regola locale valgono le misure del codice.
No, non da te. L’art. 896 del codice civile dice che puoi costringere il vicino a tagliarli, in qualunque momento. È diverso per le radici: quelle che entrano nel tuo terreno puoi tagliarle tu stesso. In entrambi i casi restano fermi i regolamenti e gli usi locali.
L’art. 894 dice che chi subisce la violazione può esigerne l’estirpazione. Ma prima si verifica che la distanza sia davvero violata secondo la regola che vale in quel Comune, e si misura dal confine alla base del tronco. Se sul confine c’è un muro divisorio, le distanze non si osservano, purché le piante non superino l’altezza del muro.
No: l’art. 895 dice che quando l’albero a distanza non legale muore o viene tagliato, la ripiantagione deve rispettare la distanza. Fanno eccezione i filari posti sul confine.
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